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sabato, 22 novembre 2008

Ciao Sandro


postato da: Maximino alle ore 14:02 | link | commenti
categorie: ricordo, sandro curzi
mercoledì, 12 novembre 2008

"Per il condono edilizio fare domanda"




Grazie Mimì

postato da: Maximino alle ore 17:52 | link | commenti
categorie: musica, canzoni, mia martini
mercoledì, 29 ottobre 2008

Unico?


Maestro unico

Razza unica
Modello unico
Pensiero unico



Oggi è stato tramutato in legge il decreto Gelmini che tra le altre cose aberranti ripropone il maestro unico, e le classi ponte per salvaguardare la razza unica dall'altrimenti inevitabile contatto con altre culture; razza unica che non si identifica solo dal certificato di nascita (per chi ce l'ha) ma soprattutto dalla cifra riportata sul modello unico.


Tutto ciò è figlio di un pensiero unico che ci si vuole imporre facendo sfilare i nostr figli indossatori di bei grembiulini puliti, tutti uguali, riducendo il numrro degli insegnanti perchè in esubero rispetto agli iscritti, creando classi da 30, e chi se ne fotte se molte piccole scuole di periferia saranno costrette a chiudere il portone e non suonare più la campanella. Con i genitori che rischiano ogni giorno la vita sul posto di lavoro per mancanza di sicurezza o controllati a ogni passo alla stregua di delinquenti in carcere facendoli passare, per entrare negli uffici, dove quotidianamente svolgono iol loro dovere in cambio di uno stipendio che è già tanto se arrivi alla terza settimana.

Ma unica non è anche l'essenza di ogni persona? Quell'unicità che ci rende l'uno diverso dall'altro? L'uomo dalla donna, il nero dal bianco, il bimbo  dal vecchio, il sano dal malato, il diversamente abile dal "cosidetto abile", il ricco dal povero etc... La stessa unicità che rende l'essere unmano uno interdipendente dall'altro e quindi bisognoso di relazionarsi per vivere.

Mi pare che in questi mesi i provvedimenti di legge nel nostro paese si siano scordati dell'ultima unicità su descritta, e che invece stiano creando un clima dove ognuno è portato a pensare a sè e solo a sè vedendo l'altro come un pericolo creando così un senso di paura nella persona; e la paura a volte può portare a commettere dei reati di ogni tipo.

Allora mi domando: E' questo che la nostra scuola dovrebbe insegnare badando al colore del fiocco piuttosto che ai contenuti e alle modalità per educare le future generazioni?

postato da: Maximino alle ore 23:36 | link | commenti
categorie: pensieri, italia, riflessioni, scuola, lavoro, legge

non è reato

Immagine 1
Finalmente il tribunale di Cosenza in una relazione di 200 pagine ha reso note le motivazioni che hanno portato all'assoluzione dei tredici imputati al processo no global che ha avuto il suo termine giorno 24 aprile scorso.

postato da: Maximino alle ore 17:49 | link | commenti
categorie: cosenza, liberitutti
venerdì, 24 ottobre 2008

Ipovedente questo sconosciuto

L'ipovedente a volte può avere la vita più difficile  rispetto a un cieco assoluto, grazie all'ignoranza di molti che vedendo la para-autonomia dei soggetti in questione pensano non abbiano problemi.

Questo qui sotto è un video costruito ad arte per rendere visibili alcune difficoltà a cui gli ipovedenti nella vita quotidiana possono andare incontro:





Qui sotto una piccola e semplice definizione tratta dal sito www.nonvedenti.it :

Chi sono gli ipovedenti?

La parola ipovedente è entrata da poco nel vocabolario italiano e la si rinviene per la prima volta in un testo legislativo del 1984 (decreto ministeriale sulla fornitura di protesi da parte del Servizio Sanitario Nazionale).

Attualmente è stata consacrata nella legge n.138 del 3 aprile 2001, che distingue tra:

  • "ipovedenti gravi": coloro che hanno un visus compreso tra 1/20 e 1/10 oppure una riduzione del campo visivo tra il 10% e il 30%;
  • "ipovedenti medio-gravi": coloro che hanno un visus compreso tra 1/10 e 2/10 oppure una riduzione del campo visivo tra il 30% e il 50%;
  • "ipovedenti lievi" (coloro che hanno un visus compreso tra 2/10 e 3/10 oppure una riduzione del campo visivo tra il 50% e il 60%.

Dal punto di vista semantico l'espressione "ipovedente" è sicuramente una bruttura, risultando dalla fusione di una parola greca e di una latina. Essa sta ad indicare le persone che hanno grossi problemi di vista e che non rientrano nel concetto di cecità assoluta.

In Italia si calcola che gli ipovedenti siano circa un milione. Per la maggior parte si tratta di anziani che hanno subito una diminuzione della loro capacità visiva in età adulta.

È importante sottolineare che solo gli ipovedenti gravi hanno diritto alla pensione e possono usufruire di alcune agevolazioni previste per i ciechi, quali il collocamento obbligatorio come centralinisti o massofisioterapisti. Gli altri ipovedenti possono, invece, rientrare nella categoria degli invalidi con diversa percentuale di invalidità e conseguentemente diversi benefici economici e lavorativi.


postato da: Maximino alle ore 23:13 | link | commenti
categorie: informazione, ipovedenti, lotta allignoranza
domenica, 19 ottobre 2008

... E non m'importa di cadere ...






e nn mi importa di cadere
io ti cerchero'
perche' ho bisogno di sapere
Quello Ke nn So di te...


Bella canzone, bel testo semplice diretto e cantato con intensità armonia e una bella melodia che ti entra subito in testa. Opera di uno dei tanti grandi del rock autorale italiano, giustamente omaggiato, con la sua conpartecipazione, da quello che si può considerare il papà artistico, suo e di tutta quella Catania, ma anche l'isola sicula, che dagli anni 90 ha partorito tanti nipotini. E' ovvio, stiamo parlando di Luca Madonia e Franco Battiato.

postato da: Maximino alle ore 17:07 | link | commenti
categorie: citazioni, musica, canzoni, sicilia, catania, franco battiato, luca madonia
venerdì, 17 ottobre 2008

Oggi non lavoro ...

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postato da: Maximino alle ore 16:12 | link | commenti
categorie:
venerdì, 03 ottobre 2008

... mi ha salvato

Nel giro di poche ore son successe  delle cose che mi hanno rammentato quanto è stata per me importante la musica e ancora lo è...

... e dopo quanto scritto sopra come si fa a non postare una canzone?


Prima viene la pietra che non beve e non mangia
poi viene il cielo il cielo che non ha la forma
poi viene l’albero che non teme l’inverno
poi viene il sole il sole che mai si spegne
poi una luce ancora che sta su un muro in campagna
poi una coccinella che vola di fiore in fiore
e vorrei essere il sole che sta scaldando una ragazza
che prende il sole sulla spiaggia che è lucente e splendente

la verità è che la musica mi ha salvato
quand’ero piccolo la musica mi ha salvato



postato da: Maximino alle ore 18:08 | link | commenti
categorie: musica, canzoni, ricordo, tricarico
mercoledì, 01 ottobre 2008

da msn a facebook le chat sono belle possono essere utili, ma io preferisco l'incontro "tèt a tèt"

adesso vi lascio una canzone

P.S.: Viva la "sineddoche"






 Dopo alcuni post impegnati mi perdonerete una variante comica, ridere aiuta a vivere.

Ciao

postato da: Maximino alle ore 00:04 | link | commenti
categorie: canzoni, zelig, televisione, chat, checco zalone
sabato, 27 settembre 2008

"... un contributo morale, culturale, di esperienza ..."

Qui sotto riporto un'intervento di Don Vittorio apparso su L'Osservatore Romano e mi chiedo aldilà del giudizio di sorta che io possa dare allo stesso, perchè nei bar, nelle piazze, ma anche nelle parrocchie, si commentano solo (o quasi) posizioni del Papa e della Chiesa in materia di "family day" e sessualità?



Vittorio Nozza

Direttore nazionale di Caritas Italia

Restrizioni, ostacoli, barriere. Sono i segnali che arrivano dal Parlamento europeo e dal patto per l'immigrazione e il diritto d'asilo che dovrebbe essere adottato dal vertice europeo dei capi di Stato e di Governo del prossimo 15 ottobre. Con possibili eccezioni e corsie preferenziali per i lavoratori altamente specializzati. Un giro di vite anche in Italia sui ricongiungimenti e per i richiedenti asilo. Tolleranza zero contro gli irregolari, ma anche qui con eccezioni in base alle nostre convenienze. Tendenze che non meravigliano in questo primo segmento del terzo millennio in cui c'è sempre meno memoria e scarsa speranza. In cui la vita è sempre più "usa e getta", più  che  curata  e  vissuta. Con  i  deboli e i poveri costretti a pagare due volte.
Le recenti parole del Papa, di compassione per le tragedie nelle quali si concludono i tentativi degli immigrati di approdare alle nostre coste e di appello ai Paesi occidentali affinché mettano in atto politiche di soccorso, sono però un invito a valutare criticamente le scelte che criminalizzano l'immigrazione indesiderata. Parole che devono interrogarci sulle contraddizioni delle politiche di chiusura delle frontiere e sulla necessità di prestare al fenomeno migratorio una maggiore e più qualificata attenzione e progettualità.
Le migrazioni mettono a nudo principalmente due problemi:  la giustizia distributiva e la giustizia politica. Circa il primo problema è palese che la povertà, il sottosviluppo e la disperazione di molte persone sono drammatici. Spesso queste situazioni portano le persone ad intraprendere rischiosi viaggi verso l'Europa, che per molti finisce con la morte. L'unica soluzione, a questa che è una vera tragedia umanitaria, è che i Paesi del primo mondo adottino politiche globali di giustizia redistributiva.
L'appello del Papa all'Europa affinché accolga gli irregolari pone un secondo problema di giustizia politica. Cioè la capacità di parlare e operare di impasto tra dignità e giustizia. E qui la ricerca del bene comune, cioè la politica, deve fare la sua parte, riaffermando il primato della persona umana. La politica infatti è creazione di opinioni non tenute al guinzaglio dell'opinione corrente; è capacità e coraggio di influire sul giudizio politico dei cittadini; è azione capace di operare affinché si determinino cambiamenti nell'opinione pubblica imperante.
Intristisce quando, dal mondo politico, arrivano segnali contrari che - per mitigare le frustrazioni di chi vede riflesse nell'altro, nel diverso le proprie insicurezze - alimentano un clima di paura e di intolleranza. Tanto che nella dimensione locale del vivere si accentuano tendenze di chiusura autarchica e di arroccamento sociale. Le solidarietà si accorciano sempre più, mentre si moltiplicano affermazioni, intenzioni e decisioni che incrementano l'orientamento ad attuare una sorta di principio di indesiderabilità per chi bussa alla porta e di riconduzione generalizzata dell'immigrazione alla questione sicurezza. Gli orientamenti corrono il rischio di essere oscurati da questa logica emergenziale, mentre alcune questioni di fondo attendono di essere definite in un quadro limpido di solidarietà e di legalità.
È giusto infatti chiedere alla politica l'indicazione di un progetto fondato sull'equilibrio tra diritti e doveri, tra sicurezza e integrazione, che produca provvedimenti idonei ad affrontare i diversi profili di una questione che chiama in causa valori profondi del nostro modo d'essere e di rapportarci agli altri. La stessa Commissione europea ha definito l'integrazione come un processo continuativo e a doppio senso, basato su diritti e doveri che gravano tanto sugli immigrati che sulla società di accoglienza. Senza contare che ormai tutti parlano di un'Europa dei popoli, sia chi vorrebbe vedere accresciuto il peso dei popoli rispetto ai Governi, sia chi sostiene invece chiusure xenofobe e ritiene che essere popolo significhi avere un'eredità comune impermeabile ad ogni apporto esterno.
Al riguardo ci si deve interrogare circa i cambiamenti culturali in atto. È evidente che il solo appello - pur necessario - ai valori presenti nella cultura istituzionale e nel diritto internazionale (si prenda il caso dell'asilo) non sono più considerati valori comuni. Esistono più voci, nell'informazione, nella cultura, nelle forze politiche, che spingono a forme più o meno raffinate, di diffidenza, intolleranza, contrasto, violenza. È urgente pertanto una rinnovata tensione e azione pedagogica. In quest'ottica deve essere chiaro che quando la Chiesa predica i valori di rispetto della dignità, solidarietà, condivisione tra i popoli, di incontro tra le culture e le religioni non fa battaglie politiche ma - a partire dai principi evangelici e dall'azione che dispiega giorno per giorno - precisa solo i presupposti sui quali la politica deve costruire. Si tratta di un contributo morale, culturale, di esperienza, di disponibilità del quale, a nostro avviso, la politica ha bisogno.


(©L'Osservatore Romano - 27 settembre 2008)

postato da: Maximino alle ore 00:37 | link | commenti
categorie: citazioni, chiesa, immigrazione, caritas, accoglienza